5 GIUGNO 2026 – GIORNATA MONDIALE DELL’ AMBIENTE
La Giornata mondiale dell’ambiente è tra le più difficili da celebrare perché ci ricorda i tanti impegni presi e non mantenuti partendo dal più importante, l’innalzamento della temperatura della Terra che avevamo previsto non superasse 1,5 °C ma che dieci anni dopo stiamo già superando. Quest’anno le celebrazioni ufficiali si tengono a Baku in Azerbaigian, il tema della campagna è incentrato sul cambiamento climatico con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sulla necessità di accelerare azioni concrete. E proprio alle azioni concrete fa riferimento l’Osservatorio Waste Watcher invitando a partire da piccoli gesti, quotidiani ma essenziali.
Per esempio, sottolinea Andrea Segrè Direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International, dotarsi degli strumenti per prevenire e ridurre lo spreco alimentare. Sappiamo, l’ultimo report di Waste Watcher ce lo ricorda, che ogni cittadina e cittadino italiano spreca quasi 30 kg all’anno di cibo.
Che impatto ha questo sull’ambiente? Si tratta di circa 2,46 kg di CO₂ a settimana, ovvero circa 128 kg di CO₂ all’anno. Su scala nazionale, questo equivale a circa 7,5 milioni di tonnellate di CO₂ equiparabili alle emissioni annuali di circa 1,6 milioni di automobili. Per immaginare meglio queste automobili in movimento, possiamo pensare al flusso annuale delle automobili che circolano in Sardegna e Umbria, sommate, oppure a un terzo di quelle che circolano nel Lazio.
Oltre all'impatto climatico, la sovrapproduzione e lo spreco di cibo comportano un costo altissimo in termini di vite animali. Gli allevamenti intensivi, necessari per soddisfare una domanda alimentare spesso eccedentaria, sottraggono habitat naturali alla fauna selvatica, accelerando l'estinzione delle specie. Ridurre lo spreco, in particolare di carne, derivati e pesce, non è solo una necessità ecologica, ma un dovere etico per rispettare la vita di milioni di esseri senzienti sacrificati spesso per finire direttamente nella spazzatura.
Lo spreco alimentare domestico rilevato da Waste Watcher nel 2026 comporta uno spreco idrico stimato in circa 75 litri a settimana per ogni cittadino residente, pari a quasi 3.916 litri all’anno per persona. Se si considera che la popolazione residente in Italia è pari a circa 58,9 milioni di abitanti, l’impatto complessivo diventa particolarmente significativo: lo spreco alimentare domestico corrisponde a circa 1,7 milioni di tonnellate di cibo gettato ogni anno, con un consumo idrico associato di oltre 230 milioni di metri cubi d’acqua, paragonabile a circa 74 mila piscine olimpioniche. Questo immenso consumo d'acqua e suolo desertifica interi ecosistemi, privando gli animali selvatici delle risorse vitali per la loro sopravvivenza.
Ma perché sprechiamo tanto cibo? Lo rivela lo stesso rapporto segnalando che lo spreco riguarda tutta la filiera dalla produzione al consumo, in questo tragitto si perde 1/3 del prodotto. Nella sola agricoltura va perso, perché non raccolto, il 4,5% del prodotto. Paradossalmente va meglio nell’anello finale della catena, quello domestico dove la percentuale di spreco si è ridotta del 10% rispetto al precedente rapporto. In casa si spreca soprattutto frutta, verdura e pane.
Le cause? Al primo posto c’è ancora l’atavica paura di non avere abbastanza cibo in casa, ma al secondo posto, in realtà a pari merito, si fa strada l’effetto delle vendite promozionali che inducono ad acquisti esagerati che poi, spesso, finiscono non consumati vanificando così anche l’obiettivo del risparmio. Dal rapporto emerge anche che passi avanti importanti contro lo spreco si sono fatti nella grande distribuzione che si sta dotando di strumenti idonei alla distribuzione del cibo invenduto, mentre si segnala la mancanza di progetti simili nella piccola distribuzione e nella ristorazione.
Questi confronti aiutano a mostrare come lo spreco alimentare non riguardi soltanto ciò che viene gettato nel bidone, ma anche l’acqua, l’energia, le emissioni e la sofferenza animale incorporate lungo tutta la filiera alimentare. «Sprecare cibo – ricorda ancora Andrea Segrè – significa disperdere anche acqua, energia, suolo, lavoro ed emissioni incorporate nei processi di produzione, trasformazione, distribuzione e conservazione degli alimenti». A questo si aggiunge la responsabilità etica verso gli animali: ogni grammo di cibo di origine animale sprecato rappresenta una vita violata. Per questo è importante che tutti siamo consapevoli dell’impatto della pattumiera di casa nostra: possiamo cominciare scaricando gratuitamente la App Sprecometro dell’Università di Bologna: usarla aiuta in modo tangibile a migliorare la nostra consapevolezza e a potenziare la prevenzione dello spreco alimentare nelle nostre case, promuovendo uno stile di vita più sostenibile e compassionevole.
Oltre a queste azioni concrete che ognuno di noi può mettere in atto, abbiamo il dovere di utilizzare con parsimonia le risorse di cui disponiamo: abituarsi al responsabile utilizzo dei mezzi pubblici, dei sistemi di refrigerazione e di riscaldamento, dei mezzi di comunicazione, dei mezzi di trasporto, dell’acqua, uno stile di vita dove le cose cessano di essere utili solo quando non sono più riparabili invece del deleterio usa - e - getta. La nostra impronta ecologica deve guidarci verso la sostenibilità del pianeta.
La Giornata mondiale dell’ambiente è stata istituita dall’Assemblea generale dell’Onu durante la Conferenza di Stoccolma che si svolse dal 5 al 6 giugno 1972. Venne celebrata per la prima volta due anni dopo, nel 1974, con lo scopo di aumentare la consapevolezza dell’impatto dell’uomo sull’ambiente naturale e sul suo equilibrio e trovare strategie per tutelarlo. Proteggere l'ambiente significa oggi, più che mai, tutelare la biodiversità e riconoscere i diritti degli animali a vivere nei loro habitat incontaminati. Nel 1972, l’Assemblea generale istituì anche l’Unep (United Nations Environment Programma) con il ruolo di organizzare e coordinare attività e iniziative per trattare il tema della salvaguardia ambientale.
I volontari ENPA Verona
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