Questa micia dolcissima è arrivata da noi perché il figlio dei proprietari è allergico al pelo del gatto. Insieme a lei c’era un’altra micia con cui conviveva, ma non andava particolarmente d’accordo. Passare dalla casa al gattile, per Tina, è stato un trauma enorme!
Come per tutti i mici che, all’improvviso perdono la loro famiglia, i loro spazi, le loro abitudini e si ritrovano a dividere il territorio con altri ottanta gatti non è facile: lo stress è altissimo, la sofferenza enorme, alcuni cadono in depressione e non mangiano. Così è stato per lei, rifiutava il cibo e si stava lasciando morire; è stata ricoverata in clinica per molto tempo, ha fatto terapie pesanti e, per fortuna e grazie a Enpa, si è salvata per miracolo. È stata dura, ma ce l’ha fatta!
Grazie ai volontari che, ogni giorno, si prendono cura di questi esseri indifesi.
Ora Tina è felicemente adottata da una nostra volontaria.
1. Ciao Lucia, cosa ti ha spinto ad adottare Tina tra i tanti gatti presenti in gattile?
Era già da qualche mese che stavo valutando l'adozione di un altro gatto, ma ero un po' scettica avendo già un "figlio unico"... avevo un po' paura di come avrebbe potuto reagire. Facendo la volontaria in gattile alla Spianà, ho avuto la possibilità di conoscere la storia di Tina, che era stata lasciata lì dopo circa 3 anni in casa (ma che ahimè è la storia di tanti). Nei mesi che è rimasta al rifugio si stava lasciando andare, ed è stato proprio in quel momento che è scattato qualcosa da dentro che mi ha spinto a dire "è lei".
2. Cosa ti ha colpito di lei la prima volta che l'hai vista?
Tutto il tempo che è rimasta in gattile era molto schiva, sempre rintanata nei posti più alti e difficili da raggiungere... me le inventavo tutte per allungarle la ciotola col cibo! Quindi forse non proprio la prima volta, ma un po' in generale, dicevo tra me "accidenti guarda questa dove deve mettersi!" Però nonostante gli anfratti, una piccola carezzina se la faceva fare. Insomma, si percepiva che era una micia buona.
3. Da quanto tempo è a casa con te?
È uscita dal gattile a ottobre 2025, ma ufficialmente l'ho adottata ad inizio dicembre 2025. Purtroppo, ha passato circa 2 mesi tra ambulatori veterinari e lo stallo a casa di un'altra volontaria, perché in gattile era andata in depressione, da trauma da abbandono, ed aveva praticamente smesso di nutrirsi. Il veterinario quindi le ha dovuto applicare il sondino per nutrirla forzatamente qualora fosse stato necessario (cosa che fortunatamente però non è servita!)
4. Come sono stati i primi tempi di convivenza, dato lo stato di salute della micia?
Quando l'ho portata a casa a dicembre era in fase di remissione, il sondino le era stato rimosso e mangiava autonomamente; quindi, a livello di salute ero abbastanza tranquilla. Ero invece MOLTO più tesa e preoccupata per quello che sarebbe stato l'inserimento in casa, dove Ronnie (l'altro micio) era padrone indiscusso da ormai 3 anni. Spoiler: è andato tutto per il meglio!
5. Va d'accordo con l'altro micio di casa? Ce lo presenti?
Ronnie è il micione rosso che ho adottato sempre da Enpa e che forse tutti vorrebbero: un vero peluche, buono come pochi, coccolone... che però ha vissuto per diverso tempo da solo. Avevo veramente il timore non reagisse bene portando a casa un altro gatto, invece ha saputo sorprendermi: con Tina non è mai stato aggressivo, e dopo i primi tempi di ambientamento, hanno iniziato a crearsi il loro equilibrio: ora giocano insieme, si rincorrono, dormono vicini, si rubano il cibo dalle ciotole...!
6. Nel rapporto con i tuoi gatti, cosa dai e cosa ricevi ogni giorno?
Cosa ricevo a parte la sveglia puntuale alle 5 di mattina? Scherzo. Ricevo sicuramente un amore puro, innocente, senza filtri. Ad esempio, se percepiscono che stai male o se sei giù di morale, vengono e si siedono accanto a te sul divano, ti stanno accanto silenziosamente. Io non credo di dare chissà cosa, solo cercare di garantire una vita con gli agi che meritano. Però se loro avessero la parola, forse direbbero che sono la mamma rompiscatole perché "dai che tagliamo le unghie", o "è il momento dello spazzolo", "finisci le crocchette, forza!", "scendi da lì", "il divanooo" ecc.
7. Cosa comporta adottare un gatto adulto? che accortezze bisogna avere?
Per come la vedo, adottare un gatto adulto significa fare un gesto d'amore che vale doppio: non per sminuire chi adotta i cuccioli, ma scegliere responsabilmente di aprire il cuore a un gatto che ha vissuto il trauma dell'abbandono, significa essere attenti e sensibili a "gli ultimi", quelli già scartati in precedenza.
8. Rifaresti la stessa scelta? Perché?
L'ho fatta una prima volta con Ronnie, e poi una seconda con Tina. Il proverbio dice "non c'è 2 senza 3" quindi!! Comunque, ho sempre ritenuto l'adozione di un gatto adulto in un certo senso meno faticosa/impegnativa rispetto quella di un cucciolo: è vero che il carattere è già formato, ma almeno non c'è nessuno che scala le tende in salotto!
9. Cosa ti senti di consigliare a chi vorrebbe adottare un gatto ed è titubante?
Avere dei dubbi è normale. Bisogna però fare una scelta responsabile, capire se possiamo garantire un buono standard di vita. Se la risposta è affermativa, consiglio di prendere appuntamento e fare un giretto nei rifugi Enpa, e lasciarvi trasportare... Chi si somiglia si piglia: sarà il peloso a scegliere voi!
Grazie Lucia!
I volontari ENPA Verona
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