IL LATO OSCURO DEI COSMETICI

“In qualunque modo lo si voglia interpretare, qualunque conseguenza di natura pratica, tecnica, scientifica, giuridica, etica o politica se ne tragga, oggi nessuno può negare tale evento, cioè le proporzioni senza precedenti, dell’assoggettamento dell’animale. Nessuno può disconoscere seriamente tale disconoscimento. Nessuno può più seriamente continuare a negare che gli uomini fanno tutto ciò che possono per nascondere o nascondersi questa crudeltà, per organizzare su scala mondiale l’oblio o il disconoscimento di tale violenza che qualcuno potrebbe paragonare ai peggiori genocidi.”

Jacques Derrida, L’animale che dunque sono.


Prima della complicata ricerca (forse in parte anche inutile …. ) di informazioni ed aggiornamenti giuridici riguardo l’utilizzo degli animali nei test per prodotti ed ingredienti cosmetici, non dobbiamo perdere di vista un concetto tanto “semplice” quanto basilare, NON abbiamo alcun diritto a far soffrire ed uccidere chi può soffrire e può morire, non esistono giustificazioni che possano legittimare una delle più odiose forme di dominio dell’umano verso l’animale.


La sperimentazione sugli animali ha origini antichissime ed è nata principalmente dall’impossibilità, dovuta in buona parte dal pregiudizio della Chiesa, dell’uso dei corpi umani per la vivisezione. E’ solo dal Rinascimento che gli scienziati riprendono a dissezionare cadaveri umani mentre con Luis Pasteur (teoria dei germi) e Robert Koch (per il quale se un agente patogeno umano viene inoculato in un animale, la risposta alla malattia non è la stessa ..), nella seconda metà dell’ 800 arrivano le prime scoperte scientifiche senza test sugli animali.


Il progetto REACH (in vigore dal 1 giugno 2007) portato avanti dall’Unione Europea per garantire la salute umana, si basa principalmente sulla sperimentazione animale per testare la tossicità di molti prodotti chimici usati e di cui non si conosce il reale impatto sull’uomo e sull’ambiente.


Il 30 novembre del 2009 il Parlamento Europeo ha approvato un regolamento sui prodotti cosmetici e sulla loro sperimentazione sugli animali. Questo regolamento garantisce che negli Stati membri dell’Unione le norme relative ai prodotti cosmetici siano uguali per tutti.

Questo regolamento è stato attuato per diversi motivi, un controllo normativo uguale per tutto il mercato Europeo, garantire lo stesso livello di benessere della salute umana, che tutte le sostanze impiegate seguano la normativa REACH del 18 dicembre 2006, garantire la tracciabilità del prodotto, tutte le informazioni relative alla qualità, identità e sicurezza devono essere a disposizione delle Autorità competenti e stabilisce che tutti gli Stati membri devono garantire il benessere e la protezione degli animali che vengono utilizzati per le sperimentazioni in base alla direttiva CE 86/609 del 24 novembre 1986. L’art. 18 sulla sperimentazione animale chiarisce diversi punti. Vieta l’immissione sul mercato di prodotti che abbiano fatto uso di sperimentazione sugli animali se esiste un metodo alternativo validato dall’OCSE, vieta la sperimentazione animale di prodotti finiti. In Italia il Decreto Legislativo n. 26 del 4 marzo 2014 stabilisce che si può dare seguito alla sperimentazione dei prodotti cosmetici sugli animali solo dopo autorizzazione del Ministero della Salute e dopo aver dimostrato e documentato che tale fine non è perseguibile con metodi alternativi.


In realtà con la “Relazione della Commissione al Parlamento Europeo e a al Consiglio sul divieto della sperimentazione animale e di immissione sul mercato e sullo stato dei metodi alternativi nel settore dei prodotti cosmeticidel 11 marzo 2013, la sperimentazione animale prosegue senza che la legge venga infranta.

Questo perché nella relazione presentata ci sono molteplici modi per aggirare il Regolamento UE.

In questa Relazione viene citato il quadro normativo con il quale si intende ridurre la sperimentazione sugli animali con una postilla per quanto riguarda quei prodotti complessi (endpoint) che possono creare tossicità sistemica, cancerogenicità, sensibilizzazione cutanea ecc, sulla salute umana.

Sempre in questa relazione troviamo poi al punto 3.1 una postilla nella quale si dice che “molti degli ingredienti usati nella cosmesi sono ingredienti usati anche in molti altri prodotti industriali e che, di conseguenza, la sperimentazione animale può essere necessaria per garantire il rispetto del quadro giuridico previsti dai regolamenti comunitari”.

Le industrie cosmetiche per poter vendere i loro prodotti in Cina e in Giappone devono obbligatoriamente condurre esperimenti sugli animali, la Corte Europea, interpellata sulla domanda se questi test condotti andassero bene per vendere i prodotti anche in Europa ha risposto che questi test non sono adeguati per la salute del consumatore europeo. Nella sentenza della Corte Europea del 21 settembre 2016 si lascia ampio spazio decisionale ad eseguire test sugli animali per quei prodotti utilizzati nell’Unione Europea sui quali siano stati condotti precedentemente test per la loro commercializzazione in Cina ed in Giappone.


Test che non nuociono alla salute degli animali esistono; per valutare la tossicità acuta possono essere usate delle colture di cellule o di tessuti coltivati in vitro; i test portati avanti al computer con l’utilizzo di modelli matematici, l’utilizzo di cellule staminali, questi sono solo alcuni dei metodi alternativi che possono essere usati.


Sono molti gli scienziati che sostengono che la sperimentazione sugli animali non porti a dei validi risultati quando li rapportiamo agli esseri umani. Le differenze fisiche, fisiologiche, biochimiche e anatomiche degli animali utilizzati sono sostanzialmente diverse dall’uomo e di conseguenza i dati raccolti non producono risultati attendibili e/o scientificamente credibili paragonati all’uomo.


Le sperimentazioni fatte sugli animali sono, di solito, molto costose e molto lunghe, alcune possono durare anche anni, questo non fa altro che ritardare il ritiro dal commercio di molti inquinanti tuttavia, con una sperimentazione più rapida e attendibile, la Commissione Europea potrebbe agire in maniera più rapida ed efficace. E’ sull’acquisizione di nuove procedure che la UE dovrebbe investire chiedendo alle aziende di rendere, per prima cosa, pubblici i dati di tossicità dei prodotti in loro possesso, aumentare le metodologie che usano test in vitro su cellule e tessuti, armonizzare i test a livello mondiale affinchè prodotti validati al di fuori dell’UE siano accettati senza ulteriori analisi, attenendosi così alla Direttiva CEE 86/609/EEC.

I test di validazione richiedono procedure lunghe ed onerose che stabiliscono l’affidabilità e la rilevanza di un metodo. Questo vuol dire che in qualunque laboratorio si riproduca quel determinato esperimento i risultati ottenuti saranno sempre gli stessi. Cosa importante, i test in uso su animali non sono mai stati validati, questo perché la correlazione dei dati ottenuti sugli animali confrontati con quelli ottenuti sull’uomo è notevolmente bassa.


I metodi di ricerca alternativi validati in Europa sono a tutt’oggi molto pochi ma, uno in particolare potrebbe aiutare ad evitare l’uso di cavie, stiamo parlando dei test effettuati sui tessuti umani. I tessuti umani si possono avere in due modi: da persone decedute alle quali i tessuti e gli organi vengono prelevati subito dopo la morte; o da donatori viventi che danno il consenso ad utilizzare il materiale “di scarto “ a loro prelevato per la sperimentazione. Per quanto riguarda il trapianto degli organi l’Europa dispone di una buona regolamentazione ma, lo stesso non si può dire per quanto riguarda l’uso dei tessuti per la sperimentazione che spesso restano a disposizione degli ospedali che li hanno prelevati. Molti di questi organi e tessuti che non possono essere usati per i trapianti sono invece utilissimi per la sperimentazione.


● Qual è la situazione in Italia?

In Italia il 7 giugno del 2019 con un decreto pubblicato sul sito del Ministero della Salute, si è costituito un Gruppo di Lavoro per lo studio e l’applicazione delle normative in materia di sperimentazione animale per la promozione di principi delle 3R (replacement, reduction, refinement – ndr) e dei metodi di ricerca senza “uso” degli animali.

Avrà una durata iniziale di un anno e dovrà proporre ogni semestre un documento sulle azioni di ricerca e lavoro svolto.


Dall’11 Marzo 2013 l’UE ha vietato i test sugli animali per gli ingredienti cosmetici all’interno dell’UE – a prescindere dalla presenza di alternative non animali. Tale divieto è conosciuto come “divieto di test”.

Dall’11 Marzo 2013 l’UE ha completato il divieto di vendita di cosmetici testati sugli animali in qualsiasi parte del mondo. Il divieto si applica sia ai prodotti cosmetici che agli ingredienti, indipendentemente dal fatto che esistano alternative. È conosciuto come “divieto di commercializzazione”. Tuttavia, esistono anche delle limitazioni ai divieti dell’Ue.

Secondo la giurisdizione attuale, tale regolamento può applicarsi solo quando esiste una connessione territoriale con l’Ue, se si fanno cioè dei test all’interno dell’Ue o se avviene la vendita in territorio Ue. La Commissione Europea sostiene che i divieti si debbano applicare solo ai prodotti cosmetici sui test specificamente finalizzati alla sicurezza dei consumatori. Non si applicano ai test per determinare se esiste un rischio per l’ambiente (test di ecotossicità).

Le compagnie cosmetiche non certificate quindi possono ancora testare i propri prodotti o ingredienti purché i test non vengano eseguiti o i prodotti non vengano venduti nell’Unione Europea.

Ad esempio, prima che alcuni prodotti cosmetici possano essere messi in vendita in Cina, devono essere testati secondo le normative cinesi, che normalmente comportano una serie di test sugli animali.


● COME CITTADINI, COSA POSSIAMO FARE PER NON FAVORIRE LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE?

Raccomandiamo l’acquisto di prodotti certificati cruelty free. Per sapere quali sono questi prodotti, clicca qui https://informa-press.it/prodotti-cruelty-free-marchi-no-test/ Nel rendersi facilmente conto di quanto siano ancora potenti i vincoli e gli obblighi che impediscono a questa società di rinunciare alla sofferenza animale per il proprio tornaconto, risulta utile ricordare che il “mors tua vita mea” altro non è che legittimare il forte a vincere sul debole. Invertire questo assunto ci aiuterà a creare, insieme agli animali, un mondo migliore.

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