UN MUSETTO CHE PIACE: IL RICCIO!

Il riccio comune, talvolta detto anche riccio europeo è un mammifero della famiglia Erinaceidae e presenta caratteristiche morfologiche arcaiche (come la conformazione dei denti e la conformazione del cervello) che lo accomuna ai primi mammiferi comparsi sulla Terra, rispetto ai quali, nel corso degli anni, ha solamente evoluto il rivestimento di aculei che tanto lo caratterizza.

E’ diffuso in gran parte dell'Europa: a nord, fino alle zone costiere della Penisola Scandinava e ad est, fino alla Siberia. In Italia la specie è diffusa con tre sottospecie in gran parte del territorio nazionale, comprese Sicilia e Sardegna. Inoltre è stato introdotto in Gran Bretagna, Irlanda e Nuova Zelanda. Attualmente il riccio è una specie protetta dalle leggi italiane, pertanto non si può né cacciare, né detenere in cattività.


DESCRIZIONE

Dimensioni Il riccio comune misura fino 25–27cm di lunghezza, per un peso che raramente supera il chilogrammo (anche se in vista dell'inverno il peso può raddoppiare): la coda di solito raggiunge i 2,5 cm di lunghezza.

ASPETTO

Il riccio presenta cranio allungato e con un piccolo cervello, la maggior parte del quale è addetta alla decodificazione dei segnali di natura olfattiva: il principale senso del riccio è infatti l'olfatto. Molto sviluppati sono anche: il tatto e l’udito. Il corpo è invece tozzo ed a forma di pera: infatti al muso lungo e appuntito si contrappongono il collo corto e il quarto posteriore arrotondato. Le zampe sono corte e tozze, ma i piedi hanno forma allungata e presentano tutti 5 dita con unghie appuntite. Gli aculei variano di colore al cambio di stagione: in autunno e inverno, assumono un colore marroncino più scuro rispetto che in primavera ed estate. Sono appuntiti e cavi e ciascuno di essi è munito di un muscolo innervato che ne permette l'erezione quando l'animale è eccitato o in stato d'allerta. Oltre a proteggere l'animale da aggressori, gli aculei prevengono anche seri danni dovuti ad urti o cadute.

ALIMENTAZIONE

Per la variegata dieta che assume, risulta essere onnivoro. L'alimentazione del riccio si basa su invertebrati di vario tipo, su uova e nidiacei, rettili e anfibi; non disdegna nemmeno di mangiare piccoli mammiferi, soprattutto topi, di cui è considerato un cacciatore spietato in quanto uccide gli adulti e dissotterra i nidi per nutrirsi dei piccoli. In caso di necessità, i ricci mangiano senza problemi anche ghiande, bacche, frutta ed altro materiale di origine vegetale nutrendosi in casi estremi anche di foglie. Il latte vaccino è un veleno per i ricci: non potendo digerire il lattosio, esso provoca in loro forti diarree, che conducono alla morte dell'animale.

RIPRODUZIONE

La gestazione può durare dai 30 fino ai 50 giorni e il numero di piccoli che nascono può variare da 1 a 9. Il parto avviene nel periodo fra maggio e ottobre, ma se la femmina si riproduce in anticipo potrà partorire due volte. I piccoli nascono già con gli aculei, ricoperti però da una membrana per proteggere la madre durante il parto; dopo 36 ore questi primi aculei saranno sostituiti da un nuovo mantello e dopo un mese, i piccoli assomigliano completamente agli adulti. La speranza di vita del riccio in natura è di circa 3 anni, mentre in cattività può raggiungere anche i 10 anni d’età.

ABITUDINI

Il riccio è un animale esclusivamente notturno: si pensa che le abitudini notturne non siano tanto una necessità dettata da esigenze di difesa, in quanto la cortina di aculei di cui dispongono li rende praticamente invulnerabili ai predatori, quanto piuttosto di un adattamento allo stile di vita delle proprie prede, che sono molto più abbondanti durante la notte. Nonostante appaia un animale goffo e generalmente si muova lentamente, il riccio è in grado di correre velocemente e si dimostra anche un ottimo nuotatore. Durante il giorno riposa nascosto nella sua tana, costituita solitamente da una cavità del suolo posta nel sottobosco, fra i tronchi e le foglie cadute e di notte esce alla ricerca di cibo. Quando un riccio incontra un possibile pericolo, normalmente, reagisce immobilizzandosi e drizzando gli aculei sul dorso. Poi, se l'intruso lo tocca, si appalottola su se stesso. L'aggressore si trova così dinnanzi un'impenetrabile cortina di spine: questa tattica, tuttavia, risulta inefficace con le volpi, che urinando sull'animale appallottolato lo costringono ad uscire dalla corazza, per poi finirlo mordendolo sul delicato muso, e con le automobili, di fronte alle quali l'animale si appallottola, venendo inevitabilmente travolto ed ucciso. Durante i mesi invernali (fra ottobre ed aprile), il riccio è solito cadere in letargo: tale operazione risulta però piuttosto rischiosa per l'animale, in quanto nel caso in cui esso non abbia accumulato una quantità di grasso corporeo sufficiente nel corso della bella stagione, potrebbe morire per inedia. Ciò succede soprattutto agli esemplari giovani. In casi di freddo estremo, l'animale (la cui temperatura corporea scende dai 35 °C soliti ai 10 °C, mentre i battiti cardiaci calano da 190 a 20 al minuto) può anche uscire dal letargo per andare alla ricerca di cibo. Per il letargo, il riccio ammucchia una buona quantità di muschio e foglie secche che fungeranno da giaciglio.


COSA FARE QUANDO SI TROVA UN RICCIO?

Sempre più spesso si trovano ricci che vagano per i nostri giardini, feriti lungo la strada o in pieno inverno … che fare? Importante è cercare di capire se l’animale è sano oppure ferito, ammalato o bisognoso di cure. Iniziamo osservando bene il riccio: A che ora del giorno è stato trovato e dove? Di notte, di giorno? Per strada, in giardino? Quanto pesa? Che colore ha? Sul bruno (è adulto), rossiccio (è anziano) o grigio-perla (è giovane)? E’ magro o di corporatura normale? E’ maschio o femmina?

Trovare un riccio di notte è normale: il riccio è un animale notturno e in tal caso, se sta bene, bisogna lasciarlo stare. Se lo si trova al margine di una strada trafficata, lo si può spostare in un posto sicuro, ma mai più distante di 50-100 m dal luogo di ritrovamento. Portarlo lontano dal luogo del ritrovamento, si fa più male che bene: non conoscendo il nuovo posto, rischia di incombere in più pericoli di dove era prima. Se si tratta di una femmina, potrebbe avere dei piccoli che senza di lei morirebbero.

Se un riccio viene trovato di giorno è già un’indicazione che qualcosa non fa. Potrebbe essere stato sloggiato dal suo nido e sta cercando un posto più sicuro oppure è ferito o ammalato. In questo caso va portato al CRAS (centro recupero animali selvatici) più vicino.

Il peso insieme al colore indica l’età dell’animale e il suo stato di salute. Pesarlo è la cosa migliore, ma tante volte non si ha una bilancia a portata di mano. Ricordiamoci allora che, quando è appallottolato: se è grande come un mandarino pesa 100-200gr; come un’arancia pesa 300-400gr; come un melone 500-600gr e un melone oltre i 700gr. Quando è ferito o ammalato tante volte non si appallotola più.

Tanti ricci nascono troppo tardi, ossia dopo la metà di agosto. Questi ricci anche se sani non ce la faranno a passare l’inverno perché non potranno raggiungere per la metà di ottobre il peso minimo di 500gr, necessario per andare in letargo. Un animale trovato tra novembre e dicembre deve essere raccolto in ogni caso. Gli adulti vanno in letargo a ottobre, non per via del freddo, ma perché viene a mancare il loro cibo naturale quali lumache, lombrichi e insetti vari. Se quindi si vede un adulto girovagare a novembre vuol dire che è ferito o ammalato, se è un giovane significa che non ha raggiunto il peso minimo per il letargo e sta semplicemente cercando cibo senza speranza.


PRIMO AIUTO

Se l’animale si trova in difficoltà, deve essere messo al caldo perché rischia l’ipotermia. Bisogna prenderlo e metterlo in sicurezza in uno scatolone di emergenza, in un luogo tranquillo, aggiungere una “bouilotte” avvolta in panni, per non scottarlo e sarà lui ad avvicinarsi al caldo. Sul fondo mettere della carta di cucina per osservare se sanguina o ha le pulci. Offrirgli crocchette per gatto e/o carne in scatola, mai latte di mucca, ma solo acqua fresca e pulita. Dopo queste prime accortezze, contattare subito un centro recupero ricci o centro recupero animali selvatici più vicini a noi che sapranno darci indicazioni mirate o meglio ancora consegnarlo a loro per le cure adeguate.

​​

Vuoi aiutarci a promuovere le nostre inchieste e le nostre iniziative a favore della tutela degli animali? DIVENTA SOCIO o VOLONTARIO ENPA.


4 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti